Storia della Lingerie, verso il WonderBra ed oltre.

Cosa nascondi, sotto il vestito? Dai mutandoni alla brasiliana, passando per giarrettiera, bustino, crinolina, bralette e wonderbra. “Per ogni gusto, i colori” si dice, e per ogni secolo, la sua biancheria intima.
Non cadete in errore, si tratta di tutto fuorché un piatto elenco puntato di fatti senza protagonisti; il lungo percorso che ci ha portate dal mammillare romano al wonderbra è una raccolta di romanzi rosa ricca di personalità controverse, dettagli bollenti ed aneddoti eccentrici che ci hanno traghettato dalla iconica foglia di fico della creazione ai brand ben visibili sull’elastico delle mutande di ogni millennial che si rispetti.

Tutto ha inizio nell’antico Egitto, dove le donne aristocratiche indossavano sottovesti sotto le tuniche, solo più tardi, si hanno notizie relative agli usi degli antichi Romani. Mentre gli uomini sembravano essere ancora avulsi dal problema, le donne iniziarono ad utilizzare il mammillare, una fascia in pelle atta al contenimento dei seni, primissimo antenato del nostro inseparabile wonderbra. L’attività sportiva, fulcro dei ludi nell’antica Roma, introdusse l’uso di nascondere la zona pubica con bande di lino fasciate in vita.

“Vituperato sia chi ne pensa male”

Non è un caso se il Medioevo si è guadagnato l’epiteto di “secoli bui”, infatti lo è stato anche per lo sviluppo della lingerie, nonostante ciò, uno dei casi più curiosi riguardo l’intimo, risale proprio a questo periodo storico.
Nel 1374,  Edoardo III d’Inghilterra, decise di fondare un blasonatissimo ordine intitolato alla giarrettiera, il laccetto dedito a stringere le calze sulle cosce. Fonti non verificate, attribuiscono la nascita di questo antico ed incredibilmente esclusivo ordine cavalleresco del Regno unito, ad un episodio che vede protagonista il monarca stesso. 
Edoardo, durante un ballo a corte, raccolse la giarrettiera della Duchessa di Kant,  scivolata accidentalmente dalla sua coscia danzando. Il gesto del sovrano, volto ad aiutarla ad indossarla nuovamente, suscitò lo sconcerto dei presenti, al quale il sovrano rispose fermamente con la celebre frase “ Vituperato sia chi ne pensa male”.
Fonti verificate o meno, la giarrettiera sormonta lo stemma del celebre ordine e queste parole costituiscono il motto inciso sul blasone.

Durante l’alto medioevo,  Caterina de’ Medici fu la chiave di volta nell’evoluzione della biancheria femminile. Dalla sua mente geniale quanto pragmatica, votata alla risoluzione dei problemi pratici che la vita le presentava, nacquero sia i corsetti che le mutande.
La volontà di assottigliare la vita, ampia per natura, le diede gli spunti necessari a creare il corsetto, diventato poi di moda ed uso comune nella Francia che tanto disprezzava la consorte del suo sovrano.
Fu invece la sua passione per l’equitazione ed il desiderio pratico di proteggere la sua intimità durante le passeggiate a cavallo, a portarla all’invenzione delle mutande. Di li a poco, divennero un accessorio di lusso, arricchito spesso con ricami, laccetti e pietre preziose fino al triste momento in cui la chiesa ne proibì l’utilizzo. 

“Per essere belle bisogna soffrire”, dicono.
Il 1600 e la sua moda in fatto di biancheria intima, ci da gli estremi per pensare che questo detto sia nato proprio in quell’epoca.
Nacque infatti il corsetto, grazioso strumento di tortura che tra ganci e stecche, garantiva un passaggio “gratuito” ( sofferenza a parte) per l’ottenimento di un punto vita più affusolato possibile.

Mentre si registravano numerosi morti per soffocamento dovute all’utilizzo spasmodico dei corsetti, le mutande lasciavano il posto a veri e propri mutandoni, indossati principalmente sotto la crinolina, antenata dei più moderni e pratici sottogonna in voga tra 1700 e 1800, che portò la moda delle gonne femminili sul binario dell’extra, tra balze e volumi. 

Arriva il ‘900, il mondo cambia e le donne cambiano la moda. I mutandoni iniziano ad accorciarsi sempre di più e nel 1907 Vogue propone il primo modello di reggiseno, brassiere, ben lontano dalle fattezze che avrebbe preso in futuro.
Nel 1914 Mary Phelps Jecobs, ormai decisa a lasciare i corsetti nel passato, brevetta il “Caresse Crosby”, un indumento nato cucendo due fazzoletti di seta ed incrociato con nastro rosa e cordoncini. Ed eccoci, è il primo passo della rivoluzione. 

L’evoluzione del reggiseno è una corsa continua, arrivano gli anni ’20. I fisici sono filiformi, prende piede la necessita di nascondere ed appiattire il seno per interpretare a pieno lo stile garçonne” ed il reggiseno si rivela essere esattamente quello che le donne vogliono. Nel decennio successivo, nuovi materiali, elastici ed economici diventano i giocatori di punta in questa evoluzione dell’intimo femminile, che vede il definitivo abbandono del corsetto. 

Dopo la fine della seconda Guerra mondiale la biancheria, vecchia e nuova, torna prepotentemente di moda.
Pin-up e dive del grande schermo ripropongono corsetti e guêpiere, mentre al reggiseno non si chiede più di nascondere le forme, ma anzi, di valorizzarle. 

Col ’68 e le lotte per l’emancipazione femminile, i reggiseni vengono bruciati pubblicamente e resi icona di un desiderio di libertà e rottura col passato che porti alla parità dei sessi.  Si torna a parlare di reggiseni comodi e non più votati a raggiungere un canone estetico, fino al 1994, quando nasce il Wonderbra, imbottito e con il ferretto che nel giro di pochi anni diventa un cult della moda internazionale. 

Siamo arrivati alla fine del percorso, ormai. Il nuovo millennio investe la lingerie di un ruolo da protagonista, un vero e proprio oggetto di design.
Gli stilisti la trasformano in un capo da indossare a vista, da mostrare, da guardare e alle volte da indossare persino sopra i vestiti, una componente essenziale per ogni donna che voglia creare un look per lasciare il segno.